Alfie

Scritto il 14 gennaio 2011

Quarantacinque anni e non dimostrarli. Questo è Alfie, il romanzo che Bill Naughton scrisse nel 1966 e che gli diede fama e fortuna. Da allora ne sono stati venduti svariati milioni di copie, ne sono stati tratti due film, il primo del ’66 con Michael Caine ed il suo remake del 2004 con il fascinoso Jude Law nel ruolo del suo controverso protagonista. A dire il vero, Naughton, commediografo e scrittore irlandese trapiantato in Gran Bretagna, pubblicò Alfie sotto forma di commedia nel 1963; il romanzo vero e proprio venne pubblicato tre anni dopo in concomitanza con l’uscita del film.

Questa è la trama: Alfie Elkins è un giovanotto affascinante, dai modi eleganti, che veste bene e non si fa mancare nulla. Di professione fa l’autista, gira per Londra con una bella macchina (che negli anni ’60 non era proprio alla portata di tutti e faceva la differenza quando si trattava di capire se uno aveva i soldi oppure no) ed ha un solo interesse nella vita: le donne. Tutte le donne, senza distinzione di età, classe, aspetto fisico. Sposate o no, anche questo ha poca importanza perché a seconda del loro stato civile, le sue strategie cambiano, si adattano alla situazione, all’umore, allo stato d’animo:

“ Se ti riesce di far ridere una donna sposata puoi star sicuro d’essere già a metà strada. Naturalmente non funziona con una pollastrella sola. Ti mette in una posizione sbagliata. Riesci a farla ridere, ma spesso non ci tiri fuori altro.”

Questo è solo uno dei tanti, saggi consigli di Alfie, novello Casanova, che si racconta e parla con il lettore, lo coinvolge nelle sue storie, lo fa entrare nella sua vita che a volte viene sconvolta da cosiddetti incidenti di percorso che lo scuotono un po’ e riescono a tirargli fuori anche un briciolo di inaspettata umanità, ma senza esagerare però, perché Alfie non si smentisce; lui si lascia toccare, sfiorare, ma mai, mai davvero sconfiggere. Alfie affronta con freddezza e distacco una paternità indesiderata ma viene travolto e quasi annientato dalla sensazionale, sconcertante scoperta che amare il proprio figlio è inevitabile e staccarsene è doloroso, terribilmente difficile da sopportare. Ma superato lo scoglio, la sua vita riprende uguale, con le sue donne ed i suoi svaghi, e nemmeno la malattia ed il sanatorio riescono a convincerlo a fermarsi; lo convincono solo del fatto che la salute è la cosa più importante al mondo (la sua salute, ovvio, mica quella degli altri).

Alfie è egoista, opportunista. Non si fa scrupoli di fregare la donna al suo amico e portarsela a casa per farne una specie di amante-colf a tempo pieno e non ci pensa due volte quando decide di sedurre la moglie del suo vicino di letto in sanatorio. Insomma, Alfie è un personaggio irritante, davvero davvero irritante, ma, incredibilmente, non riesce mai a rendersi totalmente antipatico. Dal modo in cui giustifica i suoi comportamenti, i suoi pensieri, le sue scelte, traspare un’ingenuità ed una spontaneità che riescono a renderlo quasi tenero, buffo, divertente. Riesce con abilità a coinvolgere il lettore fino a farlo diventare suo “complice” e diventa difficile trovare qualcosa di davvero riprovevole e sbagliato nel suo modo di essere.

Alfie è Alfie e non fatevi ingannare da certe sue lacrime di vero dolore, che sgorgano segrete e silenziose quando tiene in mano il corpicino senza vita di un feto di cui lui e la donna del momento si son dovuti liberare per forza (è uno dei passaggi più commoventi e da solo giustifica la lettura di questo libro). No, passata la burrasca, Alfie torna ad essere quello che è: un uomo libero, compiaciuto di se stesso, ma solo, estremamente solo, incapace di amare chiunque (tranne il figlio, e per fortuna) perché troppo occupato ad amare se stesso.

E’ un personaggio senza tempo quello creato da Naughton, uno di quegli “eroi” letterari che per il loro modo d’essere, per la loro personalità controversa ma per niente complessa, passano trasversalmente da una generazione all’altra, senza risentire delle mode del momento. Gli Alfie degli anni ’60 del secolo scorso li troviamo uguali a se stessi anche intorno a noi, oggi. Per fortuna o purtroppo, giudicatelo voi.

Incipit

“Alfie”, disse lei, “lo rifai di nuovo?”. Era Siddie, la mia donna del giovedì sera, una sposata di ventinove anni, a sentir lei. Lei che di anni avrebbe potuto averne anche 32 o 33, perfino 35 a guardarla bene; un bel pezzo di figliola, tutto sommato, anche se di gamba un po’ troppo forte per i miei gusti, di quelle gambe con i muscoletti ai polpacci. In compenso Siddie, questo bisogna dirlo, ha un seno… un seno che levati! E veste bene e sa parlare come si deve. Davvero una donna che si può portare dappertutto.

Dove trovare il libro online?

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Alfie, film con Jude Law (2004)

Alfie, film con Michael Caine (1966)


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