Canale Mussolini

Scritto il 17 settembre 2010

Canale Mussolini è l’ultimo libro di Antonio Pennacchi, grazie al quale ha vinto il premio Strega 2010.

Narra le vicissitudini della numerosa famiglia Peruzzi che, attanagliata dalla miseria e finita in rovina a causa delle conseguenze poco favorevoli della rinnovata politica agraria voluta da Mussolini, si trova costretta a lasciare il Veneto per unirsi alle altre migliaia di contadini veneti, friulani, emiliani, mandati a bonificare le terre paludose e mefitiche dell’Agro Pontino.

Protagonisti, loro malgrado, di un vero e proprio esodo, troveranno, in quell’inospitale angolo d’Italia, un podere con tanta terra attorno da coltivare e una nuova opportunità di uscire dalla miseria. Tra bonifiche, costruzioni di canali, edificazioni di nuovi borghi e città (tra cui Littoria, l’attuale Latina) i Peruzzi sono al centro di questa vera e propria saga a cui fa da sfondo l’ascesa di Mussolini e il Fascismo, la guerra in Africa, la Seconda Guerra Mondiale e infine la caduta del regime stesso.

E’ un viaggio nella storia del nostro Paese attraverso il racconto della vita quotidiana, dura, misera e appassionante di tre generazioni di una immaginaria ma assolutamente “reale” famiglia che come molte altre accettò di trasferirsi nell’Agro Pontino, dietro la promessa di un avvenire migliore e più prospero, sorretti com’erano da una viva speranza e da una cieca e onesta fiducia nel Fascismo.

Lo si può definire un romanzo storico proprio perché Pennacchi non si limita ad accennare a questo o quel fatto, ma lo descrive con minuzia e precisione, così come con dovizia di particolari si sofferma a descrivere tanti fatti inerenti la bonifica stessa, dall’edificazione dei borghi alla costruzione dei canali; in alcune pagine si sofferma a parlare di argomenti che potrebbero sembrare poco importanti nell’insieme dell’opera stessa, come quando descrive il metodo di costruzione delle strade dell’Agro o quando si sofferma a parlare dell’eucalyptus, l’albero che “risucchia” l’acqua tutt’intorno a sé, importato da lontano per aiutare gli uomini a bonificare la terra.

La lettura in generale è scorrevole perché il tono è colloquiale nel vero senso del termine, dato che proprio di una conversazione (un “filò” come si dice in dialetto veneto) si tratta, ma allo stesso tempo, e questo ne è il limite maggiore, può risultare un po’ troppo didascalica, e il perdersi in particolari che alla maggior parte dei lettori dicono poco o nulla, può diminuire l’attenzione e l’interesse di chi legge.

Con questo voglio dire che personalmente ho trovato interessante ogni singola pagina di questo romanzo perché in ognuna vi ho ritrovato particolari e racconti della storia della mia famiglia che, così come i Peruzzi, lasciò la terra natia per seguire un progetto ambizioso e una speranza di vita migliore, ma credo che questo romanzo risulti davvero avvincente a prescindere dalla propria esperienza personale.

E’ un interessante affresco di un periodo storico e di una serie di eventi che Pennacchi affronta con lucidità, ironia e obiettività, senza cadere nell’errore di fare, magari involontariamente, un fin troppo facile e scontato revisionismo storico. Non vi è una presa di posizione in senso politico, ma solo una semplice volontà di raccontare una storia, la propria storia, quella della propria famiglia, così com’è stata, nel bene e nel male.

Incipit

Per la fame. Siamo venuti giù per la fame. E perché se no? Se non era per la fame restavamo là.
Se non era per la fame restavamo là. Quello era il paese nostro. Perché dovevamo venire qui? Lì eravamo sempre stati e lì stavano tutti i nostri parenti. Conoscevamo ogni ruga del posto e ogni pensiero dei vicini. Ogni pianta. Ogni canale. Chi ce lo faceva fare a venire fino qua?

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5 commenti per “Canale Mussolini”

  1. sarà anche romanzo storico, ma troppo lento e ripetitivo, perciò noioso. se fossero tolte le ripetizioni(autore ripete 2 o 3 volte cose già dette e sulla famiglia Peruzzi, non su vicende storiche) ne uscirebbe un romanzo di 300 pagg molto scorrevole.
    saluti da Alberto

  2. Antonio Pennacchi

    Mi è stata segnalata questa recensione da mio figlio. La rigrazio infinitamente per le belle parole spese. grazie soprattutto per non avermi dato del ‘revisionista’, termine che considero un insulto.
    Lei di dov’è?
    A.P.

  3. Signor Pennacchi, la ringrazio per il suo apprezzamento che mi lusinga moltissimo, soprattutto perché io non sono una giornalista e non scrivo recensioni per mestiere. Sono una semplice ed appassionata lettrice e, molto umilmente, mi permetto di dire la mia sui libri che leggo e che mi piacciono. Io sono nata a Latina. I miei bisnonni, che emigrarono a Littoria poco dopo il 1932, provenivano (in ordine sparso) dalla bassa padovana, dalla provincia di Rovigo, dalla provincia di Ferrara e da quella di Udine. Ora vivo in Veneto, perché il destino ed un nonno che non si era mai rassegnato a vivere laggiù, mi hanno riportato alle mie origini. Ma a Latina e nei borghi circostanti vive la gran parte della mia numerosa famiglia. Non la considero un revisionista per il semplice motivo che, pur tenuto conto di quello che significò il Fascismo per la nostra povera patria, quella bonifica e quello che ne seguì, furono la salvezza dei miei lontani parenti, che altrimenti sarebbero rimasti a morire di fame quassù e comunque non mi sembra che nel suo libro lei esalti il Duce e le sue gesta, o sbaglio? Forse certa gente dovrebbe solo pensare un po’ di più prima di sparare opinioni a casaccio.
    La saluto cordialmente.
    T. B.

  4. guardate qua http://goo.gl/dPrjD

  5. armando héctor isidori

    ho nato argentino, ho il smisurato e grandissimo onore, e dignita di possedere la nationalita italiana. sono pronipote o bisnipote da l’famiglia PERUZZI e mi piacereve di conoscere l’historia da mia famiglia.chiedo scusare il mio italiano. complimenti

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