Dentro la foresta

Scritto il 14 settembre 2010

Roddy Doyle ha l’incredibile capacità di sapersi cimentare con i generi di romanzi più disparati, riuscendo ad essere sempre credibile, avvincente e convincente. Riesce a scrivere con immutata maestria sia romanzi per adulti che storie per bambini e ragazzi. Proprio a quest’ultima categoria appartiene Dentro la foresta (Wilderness, 2007), pensato per gli adolescenti ma adatto anche agli adulti, specie se genitori, che in questa storia di “abbandoni”, incontri, scontri e coraggio, potranno trovare molti spunti di riflessione.

In questo romanzo ci sono adolescenti arrabbiati, ma anche genitori, anzi madri, confuse e fragili, e un padre sensato ed equilibrato che cerca strenuamente di tener unita la sua famiglia, una famiglia “allargata”, e in questo, se vogliamo, moderna, attuale e incredibilmente complicata.

Ecco la storia: Grainne ha diciotto anni e non vede sua madre da quando ne aveva sei, da quando ha lasciato lei e il padre per andare negli Stati Uniti nel tentativo di placare il disagio e l’inquietudine che le impedivano di essere una buona moglie e soprattutto una buona madre.
Ora la donna sta per tornare a Dublino. Grainne, adolescente ribelle ed arrabbiata, si attende molto da quest’incontro, attende risposte e conferme che forse non arriveranno mai da questa donna che si rivela ancor più fragile della figlia, la quale, dopo un iniziale rifiuto, cercherà faticosamente di comprendere e amare questa madre che non riesce a capire fino in fondo ma che sente far parte di lei.

Nel frattempo il padre si è risposato con Sandra e da lei ha avuto due figli che ora hanno dieci e dodici anni. Sandra vuole bene a Grainne e proprio per questo decide di farsi da parte e di lasciare spazio e tempo alla ragazza che sta per incontrare la madre. Per non turbare il suo fragile e precario equilibrio decide di andare in vacanza con i figli per una settimana.

Andranno in Lapponia dove affronteranno un avventuroso safari invernale, a bordo di slitte trainate da husky nelle immense foreste del nord. L’entusiasmo dei ragazzini verrà turbato improvvisamente dalla scomparsa della madre, che una sera non fa ritorno con loro al rifugio. Sfidando ogni buon senso i due decidono di prendere di nascosto una slitta per cercare la madre. E incredibilmente, superando non poche difficoltà, riusciranno a trovarla e salvarla.

Roddy Doyle dimostra di essere un narratore straordinario proprio per la sua capacità di descrivere con sensibilità e senza retorica gli aspetti più complessi dei rapporti umani. Senza lasciarsi andare a facili sentimentalismi, ci dimostra quanto sia difficile e allo stesso tempo meraviglioso essere genitori e, ancor di più, figli.

Incipit

I due ragazzi guardarono gli occhi del cane.
«Di che colore sono?» chiese Johnny.
«Non lo so» disse Tom.
I ragazzi non avevano mai visto niente che assomigliasse a quegli occhi. Non esisteva un nome per quel colore.
«Azzurri?» fece Tom.
«No» rispose Johnny.
«Turchesi?»
«Non esattamente».
Il cane li fissava. Quasi tutti gli altri cani che erano nel recinto ululavano e mugolavano in modo strano, un po’ come se parlassero una lingua straniera. Tiravano le catene e le scuotevano rumorosamente. Ma quel cane davanti a loro era diverso. Se ne stava lì fermo nella neve sporca, calmo e tranquillo, e teneva lo sguardo fisso sui ragazzi, prima su Tom, poi su Johnny, poi su Tom e poi su Johnny.
Non sembravano affatto gli occhi di un cane. O meglio, erano diversi dagli occhi di tutti gli altri cani che conoscevano. Molti dei loro amici avevano un cane, e la zia ne aveva due, ma erano tutti cani con veri e propri occhi da cane. Quel cane lì invece, che li guardava fissi, aveva occhi che sembravano appartenere a un altro animale, o addirittura a un essere umano.

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