Il bottone di Puškin

Scritto il 10 dicembre 2010

Di Serena Vitale ho già parlato in precedenza a proposito del suo “La casa di ghiaccio”, quindi non mi starò a dilungare troppo nel raccontarvi chi è e cosa fa. Ribadisco solo che secondo me è non solo una slavista di primissimo livello (e questo lo posso affermare con sicurezza, visti i miei trascorsi accademici) ma è anche una scrittrice bravissima, una di quelle che nel creare un romanzo o un saggio ci mette tutta sé stessa, con passione, serietà, precisione.

Il bottone di Puškin è il frutto di sette anni di ricerca intensa, fatta di viaggi in giro per l’Europa per consultare archivi statali, privati, raccolte di manoscritti di varie biblioteche. Sette anni di analisi e studio di fonti primarie: memorie, diari, carteggi diplomatici, lettere… E il risultato è uno strepitoso saggio che avvince come un romanzo giallo, in cui la Vitale recita il ruolo del detective a caccia di indizi, particolari, segreti.

Il Puškin del titolo è semplicemente il più grande romanziere-poeta russo. Su di lui, sulle sue opere, ma ancor più sulla sua controversa figura di intellettuale fuori dagli schemi, sono stati scritti libri e tomi di ogni tipo. Sulla sua morte in particolare, si sono cimentati numerosi scrittori, critici e storici. Perché, per quanto possa sembrare strano, la morte di Puškin, dopo quasi centottanta anni continua ad essere un argomento affascinante e per certi versi inesplicabile. Puškin morì in un duello, nel gennaio del 1837. Non era raro all’epoca morire in simili circostanze.

In Russia i duelli erano proibiti per decreto imperiale e la pena per i sopravvissuti era la morte. Ma tant’è, si duellava comunque. E i motivi erano spesso banali, almeno ai nostri occhi di moderni occidentali. Ma per salvare l’onore, i focosi russi dell’epoca si spingevano al punto di sfidare lo zar. Ciò che si sa a proposito di questo duello generalmente si riduce a pochi fatti: Puškin venne sfidato da un francese di nome Georges d’Anthes. I due si incontrarono nel tardo pomeriggio del 27 gennaio 1837 in una località, Čërnaja Rečka, appena fuori San Pietroburgo.

Puškin fu ferito all’addome e morì due giorni dopo per la grave infezione che ne seguì. Il francese venne ferito superficialmente ad un braccio, poiché il proiettile venne provvidenzialmente deviato da un bottone dell’abito che indossava. Come si arrivò a questo fatale duello? Quali furono le sue conseguenze? E soprattutto, chi era Georges d’Anthes? La Vitale ci racconta con dettagli e particolari spesso curiosi, sicuramente sorprendenti, i retroscena di questo fattaccio.

E così veniamo a sapere, sulla base di lettere, bigliettini, pagine di diario, che d’Anthes era un francese di nobile ma non troppo fortunata famiglia che fu costretto a lasciare la Francia per aver sostenuto la causa del re deposto, Carlo X; emigrò dapprima in Prussia dove ebbe il favore del principe Guglielmo grazie alle sue relazioni parentali e infine su raccomandazione dello stesso Guglielmo, approdò in Russia, dove fu arruolato (senza troppi meriti, a dire il vero) tra i Cavalieri della Guardia.

Qui entrò fortunosamente nelle grazie dell’ambasciatore olandese barone Jakob van Heeckeren che volle adottarlo, lasciandogli in eredità titolo nobiliare e una notevole fortuna economica (secondo la Vitale, questo pseudo legame parentale nascondeva un evidente e poco segreto rapporto omosessuale tra i due). A San Pietroburgo d’Anthes non brillò certo per le sue capacità militaresche, anzi, ma si fece strada nel bel mondo grazie alla simpatia, alla parlantina sciolta, al suo bell’aspetto, ai suoi tratti delicati da eroe romantico che nascondevano una salute parecchio precaria, alle sue doti di instancabile danzatore e alla sua capacità di adulare e corteggiare tutte le belle donne della città.

Di una di queste si innamorò o quanto meno, si infatuò in maniera irreversibile, arrivando a cercare in modo ossessivo tutte le occasioni possibili per passare del tempo con lei, per rivolgerle complimenti e frasi appassionate. Peccato solo che la signora in questione fosse Nathalie, la bellissima, giovanissima, ma indubbiamente non troppo intelligente moglie di Puškin. Ora, a noi magari potrà sembrare strano, ma il corteggiamento da parte di giovani ed intraprendenti ufficiali era accettato o comunque sopportato dai mariti delle corteggiate, poiché rientrava in una specie di codice di comportamento a cui ci si conformava in nome del proprio status sociale.

E così fece il nostro povero Puškin, il quale seppur roso dalla gelosia, continuò per molto tempo a fare bel viso a cattivo gioco, supportato da un’incrollabile fiducia nelle virtù della giovane moglie. Finché, verso la fine del 1836, apparvero delle misteriose lettere anonime che sbeffeggiavano il poeta e lo incoronavano novello cornuto di San Pietroburgo. Le lettere vennero recapitate ad alcuni amici di Puškin e crearono un notevole scalpore.

Il poeta, colpito nell’onore sfidò a duello il francese, il quale nel frattempo (per confondere le acque e molto probabilmente per riparare ad un fattaccio…) aveva preso a corteggiare la sorella bruttina di Nathalie. Il duello non si fece perché d’Anthes chiese la mano di Catherine e questo portò ad una temporanea tregua che come sappiamo non durò a lungo e che ebbe il tragico epilogo di cui ho già scritto sopra. Ma dunque, chi era l’autore di quelle lettere? Cosa fece, a distanza di poche settimane, precipitare le cose? Come mai si arrivò al duello fatale?

La Vitale riporta con fedeltà e precisione una serie ben nutrita di brani tratti da lettere, diari, perfino documenti ufficiali che ci danno un quadro completo e sorprendente delle vicende che precedettero la morte di Puškin. Attraverso la voce dei molti personaggi che assistettero in prima persona a questi fatti, emerge la personalità controversa del poeta, il suo carattere irascibile e spigoloso, la sua impulsività, i suoi accessi d’ira ma anche la sua amabilità e il suo spirito arguto che gli fecero conquistare la sincera amicizia di molte persone, intellettuali e non, che lo accompagnarono con affetto fino all’ultimo dei suoi giorni.

Non occorre essere degli specialisti di letteratura russa per leggere questo libro. Serena Vitale ha l’indubbia capacità di saper scrivere in modo scorrevole e preciso ed è difficile annoiarsi leggendo le sue opere. Il fatto poi che spesso nel corso della narrazione faccia riferimento a brani tratti dalle opere di Puškin, non deve spaventare chi non ha famigliarità con la letteratura russa: questi interventi servono solo a chiarire meglio la personalità del poeta e a scoprire dei sorprendenti parallelismi tra la sua vita e i personaggi e le vicende di alcune delle sue opere e questo, alla fine, rende il tutto ancora più interessante ed avvincente.

Incipit

“…la Russia ha appena perso l’uomo di maggior rilievo della sua letteratura, il più celebre Poeta che abbia avuto, il signor Alexandre Pouschkin. E’ morto all’età di 37 anni, all’apice della carriera, in seguito a una grave ferita ricevuta in duello. I particolari di questa sciagura, che il defunto ha malauguratamente provocato egli stesso con una cecità e una sorta di odio frenetico degni della sua origine moresca, costituiscono da qualche giorno l’unico argomento di conversazione della capitale. Si è battuto con suo cognato, il signor Georges De Heeckeren, francese di nascita, figlio adottivo del ministro d’Olanda barone Heeckeren; questi, che precedentemente si chiamava d’Antés, era ufficiale degli “chevaliers gardes” e aveva da poco sposato la sorella della signora Pouschkin…”

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