La Risposta

Scritto il 25 luglio 2015

La risposta, Cosmolinea B2, UraniaUn racconto che mi affascina sempre più ogni volta che lo rileggo è La risposta di Fredric Brown.

Non si tratta assolutamente  né di un librò né di un romanzo, ma semplicemente di un racconto breve (brevissimo), che riporto qui sotto. La prima volta che l’ho “incontrato” ero alle scuole medie, e questo racconto era dentro ad una grossa antologia scolastica.

La sua genialità, a parte la brevità fulminea e paradossale, sta soprattutto nella critica verso la necessità umana di spingersi sempre più in là.
Il suo autore era un maestro dei racconti brevi e dal finale sorprendente, di quelli che non si svelano completamente fino all’ultima riga, dove la storia viene ribaltata, ed il suo significato svelato.

I racconti di Fredric Brown si possono paragonare ad un tranquillo viaggio in macchina con la famiglia, che inizia con mamma, papà e figli che partono per una gita domenicale, e che finisce quando un’auto della corsia opposta sbanda improvvisamente per una distruttiva collisione frontale.

“La risposta” è stato pubblicato in alcune raccolte, poche ormai reperibili:

  1. Le grandi storie della fantascienza: 16
  2. Cosmolinea B-2 (ebook)

Buona lettura! 🙂

Con gesti lenti e solenni, Dwar Ev procedette alla saldatura, in oro, degli ultimi due fili. Gli occhi di venti telecamere erano fissi su di lui e le onde subeteriche portarono da un angolo all’altro dell’universo venti diverse immagini della cerimonia.

Si rialzò, con un cenno del capo a Dwar Reyn, e s’accostò alla leva dell’interruttore generale: la leva che avrebbe collegato, in un colpo solo, tutti i giganteschi computer elettronici, di tutti i pianeti abitati dell’universo – novantasei miliardi di pianeti – formando il supercircuito da cui sarebbe uscito il supercomputer, un’unica macchina cibernetica racchiudente tutto il sapere di tutte le galassie.

Dwar Reyn rivolse un breve discorso a tutti gli innumerevoli miliardi di spettatori. Poi, dopo un attimo di silenzio, disse: “Tutto è pronto, Dwar Ev.”

Dwar Ev abbassò la leva. Si udì un formidabile ronzio che concentrava tutta la potenza, tutta l’energia di novantasei miliardi di pianeti. Grappoli di luci multicolori lampeggiarono sull’immenso quadro, poi, una dopo l’altra, si attenuarono. Dwar Ev fece un passo indietro e trasse un profondo respiro.

“L’onore di porre la prima domanda spetta a te, Dwar Reyn.” “Grazie” disse Dwar Reyn. “Sarà una domanda a cui nessuna macchina cibernetica ha potuto, da sola, rispondere”. Tornò a voltarsi verso la macchina. “C’è, Dio?” L’immensa voce rispose senza esitazione, senza il minimo crepitio di valvole o condensatori.

“Sì: adesso, Dio c’è.”

Il terrore sconvolse la faccia di Dwar Ev, che si slanciò verso il quadro comando. Un fulmine sceso dal cielo senza nubi lo incenerì, e fuse la leva inchiodandola per sempre al suo posto.

Un altro esempio di racconto brevissimo di Fredric Brown è “Incubo in verde”, anche questo presente nella raccolta Cosmolinea B-2. Non si tratta in questo caso di fantascienza, ma lo stile è il medesimo, ed è un racconto godibilissimo, sempre per il finale a sorpresa.

Si svegliò perfettamente conscio della decisione, la grande decisione presa la sera precedente, mentre stava cercando di addormentarsi. Decisione che avrebbe dovuto mantenere senza debolezze, se avesse voluto considerarsi ancora un uomo. Doveva essere inflessibile nel domandare a sua moglie il divorzio, o tutto sarebbe stato perduto e non ne avrebbe mai più avuto il coraggio. Era stato inevitabile, se ne rendeva conto, adesso, già fin dall’inizio del suo matrimonio, sei anni fa: presto o tardi questa svolta, questo punto di rottura, si sarebbe verificato.

L’essere sposato a una donna più forte di lui, più forte in ogni campo, non era stato soltanto un’esperienza intollerabile, ma lo aveva reso a poco a poco sempre più debole, sempre più remissivo. Un topo senza speranza.
Sua moglie poteva superarlo, e lo superava, in tutto. Sapeva correre più in fretta di lui, camminare più a lungo, guidare la macchina meglio di quanto lui si fosse mai sognato. Una vera atleta, lo batteva facilmente al golf, al tennis, in qualsiasi sport.

Esperta in tutto, gli faceva fare la figura dello stupido al bridge, agli scacchi, al poker, che lei giocava come un uomo. E peggio ancora, aveva preso via via le redini di tutti i suoi affari, e faceva più soldi di quanto lui avesse mai fatto o sperato di fare. Non c’era campo o attività umana in cui il suo “io”, o quel poco che ne era rimasto, non fosse stato ferito o umiliato durante gli anni del matrimonio.

Fino ad oggi, fino a quando Laura non era comparsa. Dolce, cara, piccola Laura che era ospite in casa loro quella settimana e che era tutto ciò che sua moglie non era: fragile, delicata, adorabilmente disarmata e dolce. Ne era follemente innamorato e sapeva che in lei stava la sua salvezza. Accanto a Laura avrebbe potuto ritornare uomo, ci sarebbe riuscito. Lei lo avrebbe sposato, ne era sicuro; doveva sposarlo perché era la sua sola speranza. Questa volta doveva vincere lui, qualunque cosa sua moglie avesse detto o fatto.

Fece la doccia, si vestì in fretta impaurito dalla scenata che lo aspettava, ma ansioso di concludere, finché gli durava il coraggio. Scese di sotto e trovò sua moglie sola al tavolo della colazione.
Lei alzò gli occhi quando lui entrò.
– Buongiorno, caro – disse. – Laura ha già fatto colazione ed è uscita per una passeggiata. Gliel’ho chiesto io, perché dovevo parlarti in privato.
Bene, pensò lui sedendosi. Sua moglie aveva evidentemente capito ciò che gli stava succedendo, e per rendere le cose più semplici entrava lei stessa in argomento.

– Vedi, Wìlliam – disse lei – voglio il divorzio. So che questo sarà un brutto colpo per te, ma Laura e io abbiamo deciso di andarcene via insieme.

🙂

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1 commento per “La Risposta”

  1. Dario Luca

    “Come un tranquillo viaggio in macchina con la famiglia che finisce quando un’auto della corsia opposta sbanda improvvisamente per una distruttiva collisione frontale”
    😀
    MITICO!

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