La rivolta di Atlante

Scritto il 25 gennaio 2013

la-rivolta-di-atlanteUno dei libri di finanza ed economia più influenti mai scritti è un romanzo distopico di 1.200 pagine pubblicato nel 1957 che sta ancora raccogliendo nuovi lettori: il libro è La rivolta di Atlante (in originale Atlas Shrugged, ovvero ‘Atlante ha scrollato le spalle’), di Ayn Rand, glorificazione del diritto individuale a vivere in modo completamente egoistico.

Per anni il messaggio della Rand è stato attaccato dagli intellettuali che la sua cerchia etichettava come “buonisti”, i quali sostenevano che anche l’altruismo è un buon argomento, e gli individui dovrebbero lavorare anche al servizio degli altri.
Il suo libro venne liquidato come un omaggio all’avarizia e all’avidità; Gore Vidal descrisse il suo messaggio come “quasi perfetto nella sua immoralità”.

Ma il libro attrasse comunque una schiera di appassionati, alcuni dei quali tra i più grossi dirigenti aziendali, che non avevano il coraggio di parlare del suo impatto tranne che in privato. Dopo aver letto il libro, spesso da studenti, dissero poi che diede forma e sostanza ai loro pensieri primitivi, mostrandogli che non c’era conflitto tra l’ambizione personale e l’utilità pubblica.

John A. Allison, amministratore della BB&T, una delle maggiori banche statunitensi, disse: “Dalle mie discussioni con un sacco di amministratori delegati elencati in Fortune 500 (una lista annuale pubblicata dalla rivista Fortune che classifica le 500 maggiori imprese statunitensi) so che La rivolta di Atlante ha avuto un effetto significativo sulle loro decisioni commerciali, anche se loro non sono d’accordo con tutte le idee di Ayn Rand.
Offre qualcosa che gli altri libri non danno: i principi da applicare al business ed alla vita in generale. Io direi che è completo.”

Uno dei più famosi devoti della Rand è Alan Greenspan, l’ex presidente della Federal Reserve.
Greenspan incontrò la Rand quando aveva 25 anni e lavorava come specialista in previsioni economiche, e lei era già molto nota come autrice de La Fonte Meravigliosa.
Greenspan si era sposato con una appartenente al gruppo della Rand noto come Il Collettivo, che si radunava ogni sabato sera nel suo appartamento di New York.
Secondo Jeff Britting, archivista della Rand, lei non diede grossa importanza a Greenspan finchè lui non iniziò a lodare la bozza dell’Altlante che l’autrice leggeva di fronte ai suoi discepoli. “Era attratto dalla sua difesa morale del capitalismo.”

La vittoria della filosofia del mercato libero della Rand fu dura.
Nata in Russia nel 1905, la sua vita cambiò la notte che i bolscevichi fecero irruzione nella farmacia del padre dichiarando la sua vita di proprietà dello Stato.
Scappata dall’Unione Sovietica a 21 anni, arrivò a Hollywood dove incontrò Cecil B. DeMille che la fece lavorare come sceneggiatrice junior.
Vendette qualche sceneggiatura e scrisse qualche romanzo che si rilevò sempre un fallimento commerciale, fino al 1943 quando gli ammiratori de La Fonte Meravigliosa ne fecero un successo tramite il passaparola.

Poco dopo la pubblicazione de La Rivolta Di Atlante, nel 1957, Greenspan scrisse una lettera al New York Times per controbattere un commento critico dove si diceva che “il libro era stato scritto dall’odio”. Greenspan disse che “La Rivolta Di Atlante è una celebrazione della vita e della felicità; la giustizia è inesorabile; persone creative, razionalità e scopi applicati con fermezza portano alla gioia e all’appagamento. I parassiti che persistono nell’evitare scopi e ragione hanno quel che si meritano.”

Successivamente, la rivista della Rand – The Objectivist – pubblicò diversi saggi di Greenspan, tra cui uno sul Sistema Aureo nel 1966.

La Rand chiamò L’Atlante un mistero, “non per l’assassinio del corpo umano, ma per l’assassinio, e la rinascita, dello spirito umano.”
Inizia in un periodo di recessione. Per salvare l’economia, l’eroe, John Galt, chiede uno sciopero contro le interferenze del governo. Fabbriche, aziende agricole e negozio chiudono, e tumulti scoppiano quando il cibo comincia a scarseggiare.

La Rand disse che il libro “mostra come il mondo ha disperato bisogno di individui che lo facciano progredire, e di come esso però li tratti brutalmente”, e di rappresentare “ciò che accade ad un mondo senza di essi.”

Il libro venne dato in pasto a critiche terribili, che puntavano il dito contro la sua lunghezza (è uno dei romanzi più lunghi mai scritti assieme all’Ulisse e al Signore Degli Anelli), la sua filosofia e le sue ambizioni letterarie; sia i conservatori che i liberali non si risparmiarono nel denigrarlo.
La Destra vi vide la promozione di un mondo senza Dio, mentre la Sinistra vi lesse “l’avidità è bella”.

La Rand aveva la reputazione di vivere per il proprio interesse; si dice abbia sedotto il suo più grande lettore quando questo aveva la metà dei suoi anni ed erano già sposati entrambi, tanto che ufficializzarono il proprio rapporto ad una riunione dove invitarono anche i rispettivi coniugi.

“Non era una bella persona, ma che regalo ci ha fatto” disse di lei Darla Moore, vice presidente della Rainwater Inc.
La Moore, benefattrice dell’Università del Sud Carolina, parlò del suo debito verso la Rand nel 1998, quando la facoltà di economia venne intitolata a suo nome. “Come donna del sud” disse “ho prosperato nel messaggio della Rand secondo cui solo il lavoro di qualità conta, non chi sei. L’idea di ‘virtù dell’egoismo’ della Rand è dura per l’idea buddista secondo cui bisogna prendersi cura di sè stessi.”

Alcuni uomini d’affari potrebbero essere turbati dall’idea che l’unica cosa che i membri della classe dirigente hanno in comune sia il loro successo.
James Milts – che ha guidato azienda quali Gillette, Kraft e Nabisco – disse che incontrò L’Altlante durante la sua vita nel college, “quando tutti erano nichilisti, contro le istituzioni e collettivisti”, trovando la sua lettura rassicurante perchè da essa sambrava che il successo fosse una cosa razionale.
Lui disse che “la Rand pensava che ci siano cose giuste e cose sbagliate, e che l’eccellenza debba essere l’obiettivo.”

Ogni anno 400.000 copie del romanzo vengono regalate negli Advanced Placement delle scuole americane, pagate dal Ayn Rand Institute.
Nel 2006 sono state vendute 150.000 copie del romanzo, che continua ad affascinare anche le giovani generazioni.

Anche l’eroe del libro, John Galt, continua a “vivere”: ci sono ditte ed aziende che portano il suo nome, come la software house John Galt Solutions di Chicago.
“Per noi il libro simboleggia l’importanza di crescere e migliorare sè stessi senza ostacolare gli altri” hanno affermato i proprietari; John Galt prese le menti migliori e fondò una nuova società.”

(fonte)

Dove trovare il libro online?

Nell’edizione italiana, pubblicata da Corbaccio, sono stati utilizzati dei titoli diversi rispetto a quelli in lingua originale per le tre parti dell’opera.

Atlas Shrugged (libro in inglese)

Atlas Shrugged (trilogia DVD in inglese)

Adesso il Tea party ha il suo film

Mancano ormai poche settimane. Già il prossimo 15 aprile, infatti, gli innumerevoli fan americani di Ayn Rand potranno ammirare il primo atto di una trilogia che – nelle intenzioni di autori e produzione – porterà sullo schermo l’epopea di Atlas Shrugged (La rivolta di Atlante), l’ultimo e chilometrico romanzo della Rand, pubblicato nel 1957 e per tanti aspetti vero punto d’arrivo della sua produzione artistica.

In Europa e anche in Italia il nome della Rand resta sconosciuto ai più, ma la situazione è completamente diversa al di là dell’Atlantico, dove negli ultimi cinquant’anni anni i suoi libri hanno conteso alla Bibbia il primato nelle vendite. Si tratta di romanzi che possono piacere o no, e che a molti appaiono viziati da un eccesso di enfasi retorica, ma che comunque li si voglia giudicare hanno il merito di aver colto con efficacia taluni aspetti importanti della cultura americana: la passione per il nuovo e per l’imprenditoria, il gusto dell’avventura, l’affezione al mercato e alla competizione, la celebrazione del singolo di fronte a ogni pretesa degli apparati collettivi e burocratici.

Era da anni che, a cinquant’anni di distanza delle prime versione cinematografiche dei testi randiani, si parlava di un ritorno nelle sale della Rand (e per il ruolo della protagonista de La rivolta di Atlante si è a lungo parlato anche di Angelina Jolie). Nel 1942 Goffredo Alessandrini aveva realizzato Noi vivi e Addio, Kira, facendo rivivere da una giovanissima Alida Valli le vicende – parzialmente autobiografiche – di We the Living, che racconta una tragica fuga dall’inferno sovietico. Tutto questo in un’Italia fascista ben disposta a operazioni antibolsceviche, ma che decise di ritirare l’opera quando ne comprese le spiacevoli implicazioni per il regime mussoliniano. Qualche anno, nel 1949, fu il regista King Vidor a girare La fonte meravigliosa, dove il protagonista è Gary Cooper. Ma in seguito non si è avuto più nulla e l’ultima apparizione della Rand sugli schermi è legata al film tratto da La passione di Ayn Rand di Barbara Branden, che racconta la vicenda personale della romanziera russa trapiantata a New York, svelando molte delle eccentricità e dei paradossi di una corrente filosofico-politica (il cosiddetto «oggettivismo» randiano) nato per difendere la libertà e poi trasformatosi – per colpa della Rand medesima – in un cenacolo settario e intollerante.

Ma non è questo che più piace e interessa, naturalmente, a chi apprezza il vigore individualista che innerva La rivolta di Atlante e gli altri romanzi, ormai disponibili anche in italiano. Per questo è interessante che proprio ora, in uno dei momenti storici in cui gli Stati Uniti sembrano più bisognosi di riscoprirsi, la semplice e ruvida «verità» alla base di quella narrazione sia proposta di nuovo agli americani nel linguaggio a loro più congeniale: quello del cinema.
D’altra parte, nei testi della Rand non abbiano la complessità psicologica che caratterizza gran parte della letteratura novecentesca: c’è poco spazio per la noia e la nausea, l’introspezione e lo scavo interiore. La sua poetica è in qualche modo elementare e si propone di reagire al decadentismo e al relativismo, offrendo figure di buoni e cattivi, eroi e persecutori, e chiamando il lettore a una netta condivisione delle ragioni dei giusti.

Questi ultimi disprezzano l’idea di vivere del lavoro altrui e vogliono invece costruire con le proprie mani un mondo migliore. Possono essere geniali architetti (come ne La fonte meravigliosa) o imprenditori in senso stretto: come Dagny Taggart (la protagonista de La rivolta di Atlante) e come gli uomini che ella incontra e ama. All’interno del romanzo, un’America del futuro quasi totalmente collettivizzata vede emergere alcuni individui capaci di ribellarsi di fronte al Potere. E se certamente è facile avvertire qua e là una buona dose di superomismo, quel che più conta è l’invito esplicito – si pensi alle settanta pagine del discorso di John Galt – ad affrancarsi dall’idolatria dell’apparato statale e dalle spire di un dominio tanto più pervasivo quanto più si vuole gentile, benefattore, intimamente buono.

Va aggiunto che l’America che ama John Galt e gli altri eroi della Rand è l’America che più detesta Obama e il potere concentrato a Washington. È l’America provinciale che preferisce il proprio Stato alla Federazione, il proprio villaggio allo Stato, la propria famiglia al villaggio. È l’America che ha un fucile in casa e ama la bandiera a stelle e strisce ma solo perché la considera un simbolo di indipendenza personale, e anche per questo disprezza ogni uso politico del patriottismo. Di fronte a costoro, una traduzione cinematografica de La rivolta di Atlante può rappresentare l’opportunità di coniugare le emozioni con i principi. Potrebbe essere l’occasione per riscoprire quello che si è stato e quello che si dovrebbe tornare ad essere. Sempre che il regista Paul Johnson e gli attori (da Taylor Schilling a Edi Gathegi) sappiano essere all’altezza del compito.

(Il Giornale, 14/02/2011)


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