La trama del matrimonio

Scritto il 23 dicembre 2011

Da lettore riconosco molti meriti a Jeffrey Eugenides e il fatto che sia uno scrittore decisamente poco prolifico è uno di questi. Mi spiego meglio: in un panorama editoriale che vede i soliti quotatissimi e vendutissimi scrittori pubblicare almeno un titolo all’anno, Eugenides spicca proprio per il fatto opposto. Finora ha pubblicato solo tre romanzi: il primo intitolato Le Vergini Suicide (dal quale fu tratto anche uno bel film diretto da Sofia Coppola) è del 1993; il secondo, Middlesex, è del 2002. Finalmente lo scorso ottobre è uscito il suo terzo lavoro intitolato La trama del matrimonio (The marriage plot).

Non riesco a non apprezzare questa sua parsimonia nello scrivere e nel pubblicare, perché sebbene questo costringa i suoi lettori più appassionati ad attendere ansiosamente per anni le sue opere, è indubbio che poi questi vengano pienamente ricompensati dalla qualità dei suoi romanzi, che spiccano per l’originalità delle loro trame, per la particolarità dei personaggi, per la potenza descrittiva ed emotiva delle sue storie.

Le Vergini Suicide è la storia di cinque sorelle che, una dopo l’altra, nel breve volgere di un anno, scelgono di darsi la morte; in Middlesex il protagonista è un ermafrodita alle prese con la difficoltà di accettare e soprattutto far accettare al mondo la sua ambigua e complicata identità sessuale. L’ultimo romanzo, La trama del matrimonio, è invece una storia d’amore. Direi di più, è una semplice storia d’amore.

Leggendo la trama dell’opera e un’intervista all’autore, mi era sorta qualche perplessità, qualche dubbio, anzi un vero e proprio sconforto. Ma come, Eugenides ha scritto due romanzi fantastici, due storie uniche e appassionanti e poi mi va a cadere sulla solita storia del “lui ama lei, che ama l’altro che l’ama però…”. Già sentito, già visto. Ma ho deciso comunque di leggerlo, ho voluto dare una chance a Jeffrey (mi si passi il tono confidenziale…) e lui non mi ha deluso. Non è esattamente come le opere precedenti, non è una storia che ti lascia col fiato sospeso, non ci sono qui personaggi che ti sorprendono e ti spiazzano. Sono persone normali, alle prese con degli amori normali, resi solo complicati dalle difficoltà della vita, dai problemi che tutti, più o meno, prima o poi, siamo costretti ad affrontare.

Allora, lei è Madeleine, una studentessa universitaria, bella, intelligente, sognatrice, praticamente perfetta, ma incapace di avere una vita sentimentale all’altezza delle sue aspettative. Siamo all’inizio degli anni ottanta, all’università tutti o quasi frequentano corsi di semiotica e leggono Roland Barthes, mentre lei coltiva un’anomala ed anacronistica passione per la letteratura vittoriana, per la Austen, George Eliot e Henry James. Conscia del suo non essere al passo coi tempi decide di iscriversi al seminario del professor Zipperstein, che con un saggio di Eco, uno di Derrida e uno di Culler, introduce i suoi studenti nel magico mondo della semiologia, senza riuscire a conquistare o men che meno a convincere Madeleine:

“Madeleine non si appassionò. Da buona lettrice, non nutriva molto interesse per il lettore.Stava ancora dalla parte di quell’entità sempre più eclissata: lo scrittore. Aveva l’impressione che i semiologi fossero stati bambini senza amici, spesso vittime di prepotenze o trascurati, che poi avevano diretto la loro rabbia cronica contro la letteratura. Volevano degradare l’autore. Volevano che il libro, oggetto trascendente e tanto duramente conquistato, fosse un testo, contingente, indeterminato, e aperto alle suggestioni. Volevano che l’elemento principale fosse il lettore. Perché loro erano lettori.
Invece Madeleine era affezionata all’idea dell’autore di genio. Voleva che un libro la portasse in luoghi dove non poteva andare da sola. Riteneva che lo scrittore dovesse fare più fatica a scrivere un libro di quanta ne faceva lei a leggerlo. Quando si trattava di lettere e letteratura Madeleine diendeva una virtù passata di moda: la chiarezza.”

Jeffrey Eugenides

Jeffrey Eugenides

Ma poi qualcosa cambia. Poi arriva Roland Barthes col suo Frammenti di un discorso amoroso, che la cattura con le sue parole sull’amore che lei trova bellissime e, incredibilmente, comprensibili. E soprattutto arriva Leonard Bankhead, suo compagno di corso, bello, brillante, simpatico, sregolato, così diverso e distante da lei per estrazione sociale, per abitudini di vita, per ideali, asprirazioni, eppure così affascinante, irresistibile. Se ne innamora, ricambiata. Ed è l’idillio, l’amore con la a maiuscola, l’ideale fattosi realtà, la perfezione su cui poter progettare il proprio futuro insieme, o, almeno, così sembra. Perché Leonard nasconde un segreto, che condiziona, trasforma, travolge la vita di Madeleine, che lo ama al punto di fare scelte dolorose e definitive.

Fin qui abbiamo lei e lui. L’altro è Mitchell Grammaticus, amico fedele, innamorato follemente di Madeleine, convinto in maniera irreversibile che sia lei la donna della sua vita, che sia lei la donna che deve sposare, dalla quale dovrà avere dei figli. E’ un personaggio più misurato e contenuto rispetto a Leonard, pur essendo altrettanto brillante ed intelligente. Manca però delle qualità necessarie ad affascinare Madeleine. Mitchell è rassicurante e a lei non basta. Disperato ed inconsolabile, dopo la laurea decide di fare un viaggio tra Europa ed India per approfondire, spinto dal suo interesse per lo studio sulle religioni, la ricerca di se stesso e di un ideale che, nei suoi pensieri, possa sostituirsi a Madeleine o almeno alleviare un po’ la sua sofferenza per questo amore non corrisposto.

Nel corso di un anno, a partire dala laurea dei tre, li vediamo muoversi nel mondo, incerti e timorosi, giovani adulti alla vana ricerca della felicità e della stabilità, e li vediamo soprattutto mettere in discussione tutto il loro mondo, le loro idee, perfino i loro valori. Quindi, in definitiva, non c’è nulla di davvero esaltante in questa storia. Ripeto, in fondo si tratta di una semplice storia d’amore. Ma attenzione, non sottovalutate questo romanzo, perché, è vero, di amore hanno scritto centinaia, migliaia di scrittori, ma qui si va ben oltre.

Questo non è un romanzo semplice, per quanto la trama possa farlo pensare. Al contrario, ci troviamo davanti ad un’opera colta, nel senso vero e proprio del termine. Qui l’amore non è quello sdolcinato e melenso dei film hollywoodiani o dei romanzi d’appendice, qui l’amore è sviscerato all’ennesima potenza, è declinato in tutte le sue possibilità di espressione, qui l’amore è anche dolore e sofferenza ma non c’è autocompiacimento, bensì solo l’autenticità del sentimento e la sua forza spinta fino al massimo livello, nel bene e nel male.

Incipit

Guardiamo i libri, per cominciare. C’erano i romanzi di Edith Wharton, allineati sullo scaffale non in ordine alfabetico per titolo ma per anno di pubblicazione; c’era l’opera completa di Henry James della Modern Library, regalo del padre per il suo ventunesimo compleanno; c’erano i testi con le orecchie alle pagine usati per gli esami, molto Dickens, un assaggio di Trollope, dosi generose di Jane Austen e George Eliot e delle formidabili Brontë. Un buon numero di tascabili New Directions con le copertine bianche e nere, soprattutto poetesse come H.D. o Denise Levertov. I romanzi di Colette letti di nascosto. La prima edizione di Coppie, appartenuta a sua madre, che Madeleine aveva sfogliato clandestinamente in prima media e ora aveva utilizzato come supporto testuale per la sua tesi di laurea sulla trama del matrimonio.

Dove trovare il libro online?

La trama del matrimonio (Amazon)

The marriage plot (La trama del matrimonio, in inglese)

 

http://www.youtube.com/watch?v=ByUtPR7ENtY


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