Le cose che devi sapere
Scritto il 25 novembre 2010
Ho letto questo libro per un motivo piuttosto semplice. Avete presente le fascette che spesso ornano i libri di recente edizione e che di solito riportano brevi stralci tratti da recensioni che definire entusiasmanti è poco? Ecco, appunto. Io lessi quanto segue: “Era dai tempi di Le ceneri di Angela che non si leggeva un libro così bello”.
Allora, se anche voi come me avete amato il romanzo di McCourt, capite perché ho comprato Le cose che devi sapere (Things you should know) di John MacKenna. E no, non ne sono rimasta delusa. Sono entrambi due bei libri, un po’ diversi, ma comunque belli. Che cos’hanno in comune? Il fatto che sono tutti e due dei “memoir”, come li chiamano gli inglesi. Sono libri autobiografici, raccolte di memorie, di ricordi. Ma qui si parla di altro. O meglio, sempre di vita vissuta si tratta, ma il tono della narrazione di MacKenna è molto diverso. Non c’è qui la leggerezza, la sottile ironia e la vivacità di McCourt.
Questo è un libro che non fa sorridere affatto, anzi. Leggendolo mi sono chiesta perché MacKenna abbia voluto scriverlo, perché abbia deciso, ad un certo punto della sua esistenza, di mostrarsi così senza vergogna, senza ritegno, senza imbarazzo. Questo non è un libro in cui parla dei propri successi, delle cose belle della vita, dei momenti felici, della gioia di essere marito e padre. In Irlanda, la splendida terra da cui proviene, John MacKenna è un personaggio molto noto. E’ un commediografo e romanziere pluri-premiato, è documentarista, produttore di programmi radiofonici, è stimato ed apprezzato.
E’ un uomo di successo, uno che, si direbbe, non sbaglia un colpo e quindi stupisce davvero che abbia voluto raccontare dei suoi momenti più bui. Esporsi in questo modo e in questi termini richiede molto molto coraggio ed è per questo che leggendo il suo libro non si può fare a meno di provare una sorta di sottile disagio, quasi un lieve imbarazzo.
MacKenna ci lascia entrare nella sua vita nascosta, non quella dell’uomo di successo, ma quella fatta di fallimenti, errori, malinconia, depressione; quella che coincide con la fine del suo matrimonio e l’allontanamento dalla casa di famiglia per stabilirsi in un cottage nella campagna nei dintorni di Castledermot, contea di Kildare, a sud di Dublino.
La fine del legame coniugale è l’inizio (o forse l’apice?) di un profondo malessere dell’anima che lo porta ad isolarsi dal mondo, a cercare nella solitudine la soluzione dei suoi tormenti e la voglia di continuare a lavorare, a scrivere; è soprattutto la scoperta della propria incapacità di essere un padre amorevole, paziente e comprensivo e la conseguente sofferenza che ne deriva e che lo costringe a mettersi continuamente in discussione.
E’ anche il rievocare ricordi lontani della sua infanzia, segnata profondamente dai continui litigi dei suoi genitori a causa dell’alcolismo del padre, un padre che riesce a provvedere alla famiglia ma che non è mai davvero presente, che non riesce a comunicare con il figlio se non attraverso scontri a volte anche molto duri che si fanno più intensi e violenti a mano a mano che John cresce, diventa adulto e fa le proprie scelte, prende le proprie posizioni, decide della sua vita. E’ un libro che corre in parallelo.
Da una parte il presente di uomo maturo, dall’altra il passato di John bambino, adolescente e giovane uomo. Il passato che torna nel presente, con il suo carico di dolori famigliari, come quello immenso di sua madre, che ha dato alla luce tre figli senza vita che sono stati tumulati alla bell’è meglio nel giardino dietro casa, perché i non battezzati, seppur neonati, non meritavano di essere sepolti in terra consacrata (per inciso: ora non è più così, ma quanta inutile crudeltà!).
Sul letto di morte la mamma di John pensa a questi figli perduti e piange per loro, come ha fatto in ogni singolo giorno della sua vita, da allora. Insomma, è un libro “tosto”, che smuove sentimenti, fa scendere qualche lacrima ma lascia spazio alla speranza, perché alla fine John si innamora di nuovo, trova in un nuovo amore la forza di risollevarsi, di raddrizzare la propria vita, di avvicinarsi con più disponibilità ed apertura ai propri figli, di riconciliarsi col ricordo di un padre che ha amato e che gli manca molto, nonostante tutto.
Incipit
John sta lavorando nell’orto quando suo padre viene a cercarlo. La luce comincia a smorzarsi nel tardo pomeriggio. Accanto a lui, un sacco mezzo vuoto sparge le sue patate da seme sulla terra lucente. L’aria odora di letame e di vegetazione, le siepi hanno una promessa di primavera.
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Things you should know (in lingua inglese)
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