Pane e tempesta

Scritto il 11 novembre 2010

Nonno Stregone dorme poco e si sveglia all’alba. Si alza piano dal letto, dopo aver annusato l’aria e teso le orecchie ai rumori che vengono dalla piazza. Compie con cura “le ventisette azioni che un umano adulto deve compiere per riprendere il proprio posto nel mondo” e poi si dirige alla piazzetta del paese. Il paese si chiama Montelfo: se ne sta solitario sulla cima di un monte a guardia della valle sottostante, sovrastato da un castello abbandonato, che fu dei Settecanal ed ora è abitato dai fantasmi. Nonno Stregone attraversa la piazza e si dirige al Bar Sport. Anima e centro cultural-sociale di Montelfo, il Bar è il luogo in cui tutto avviene e in cui tutto viene narrato.

È una luminosa mattina di settembre e l’oste Trincone accoglie uno ad uno tutti gli abitanti di Montelfo. Sono stati svegliati dal minaccioso rumore di una ruspa gigante che si sta facendo strada tra gli alberi del bosco e punta dritta dritta su in cima, alla piazza del paese. Lì dove ora c’è il Bar Sport vogliono costruire una zona residenziale con annesso super- mega-centro commerciale che attirerà gente da ogni dove. Gli abitanti di Montelfo si riuniscono ai tavolini del bar, colmi di rabbia e di preoccupazione.

Uno ad uno li incontriamo tutti questi bizzarri, esilaranti e poetici personaggi che popolano il mondo variegato di questo paesello di provincia: l’oste Trincone Nero e i suoi fratelli (Carogna, Toro, Amoroso… ), Ispido Manidoro, l’aggiustatutto del paese, Simona Bellini detta Bellosguardo, sarta dalla vista acutissima, Carmela Culobia, fortunata ed esperta giocatrice di lotto, gratta-e-vinci e compagnia bella, Frida Fon la parrucchiera, Sofronia, la cuoca che sfidò Rasputin in una mitica gara culinaria, Didone la farmacista, Poldo Porcello, disinfestatore e derattizzatore, il barbiere Basettina col fidanzato Baffo il fabbro, Gandolino e Nestorino, falegnami, Diogene il benzinaio-poeta, Salvaloca il veterinario, Archivio, enologo e filosofo, i fratelli Sgomberati, occupanti abusivi di edifici abbandonati.

E non mancano i giovani: Alice, sognatrice e amante della natura, Piombino, orfano selvatico che ama arrampicarsi sugli alberi, Giango, nipote di Trincone e leader dei Kastagna, gruppo di rural-brutal o badilmetallo, e poi Belinda, Pierino, Bingo Caccola e Tamara Colibrì. Ci sono perfino uno gnomo che di nome fa Kinotto e la vecchia strega Mannara, che se ne va in giro con una moltitudine di cani sempre pronti ad accoppiarsi. Mentre tutti insieme cercano un modo per fermare le ruspe e liberarsi dall’assalto del cemento, si lasciano andare ai ricordi, ai racconti di eventi straordinari e gesta memorabili, a dimostrazione del fatto che Montelfo e i suoi abitanti ne hanno passate tante e ne son sempre usciti vincitori. Sarà così anche stavolta?

Il Bar Sport di Montelfo non è quello dell’omonimo del ’76, ma come in quello anche qui troviamo un esilarante e sconclusionato campionario di varia umanità di provincia, fatta di persone semplici, oneste, vere e dirette. Stefano Benni riesce, come sempre, a far ridere e a far riflettere perché la sua è una satira tagliente, sferzante e molto intelligente; è una critica aperta e diretta alla società, alla politica, ad un certo modo di fare informazione, ad una mentalità sempre più aggressiva e cinica.

Il racconto della statua del beato Inclinato è un riassunto emblematico di mezzo secolo di storia politica del nostro Paese; la vicenda della gelataia-assassina, cui viene dato il merito di aver aumentato “la popolarità criminal-turistica di Montombrico” non è altro che una parodia sconcertante ma amaramente divertente di altre ben note e attuali (anzi, attualissime) vicende di cronaca.

Pane e Tempesta è un libro piacevole, un misto di satira e favola, in cui spesso prevale la descrizione di un mondo fantastico, mitico e il tono si fa poetico quasi epico direi. Purtroppo però questa caratteristica stilistica è anche il limite maggiore del romanzo perché a volte la trama sembra “inciampare” un po’ arrivando a rallentare il ritmo complessivo della lettura.

Incipit

Nei sogni della notte i cattivi chiedono perdono ed i buoni uccidono.
Ma dietro gli occhi chiusi, ognuno mantiene il proprio segreto.
Perciò non sapremo mai cosa sognava il Nonno Stregone quella notte, quando all’alba il suo naso si svegliò.

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Pane e tempesta


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