Stanza, letto, armadio, specchio

Scritto il 25 ottobre 2011

Stanza, letto, armadio, specchio - di Emma DonoghueIl nuovo splendido romanzo di Emma Donoghue, Stanza, letto, armadio, specchio (titolo originale Room), è costruito sulla base di due forti costrizioni: il punto di vista limitato del narratore, un bambino di 5 anni di nome Jack, e i confini del mondo fisico di Jack, una stanza di 11 metri quadri dove vive con la madre.

Entriamo nel libro saldamente aggrappati a queste due restrizioni. Sappiamo solo quello che sa Jack e il dramma arriva immediato così come immediato è il nostro senso di disorientamento sul perché questi due personaggi si trovano in questo posto. Jack sembra felicemente sprofondato in una routine profondamente sicura, in un ambiente in cui può vedere la propria madre tutto il giorno, in ogni momento.

Lei ha creato un regime di vita strutturato che include esercizi, canto e lettura. Gli oggetti principali nella stanza vengono scritti in lettere maiuscole – Tappeto, Letto, Muro – una scelta meravigliosa, perché per Jack questi esseri hanno un nome proprio. In un mondo in cui la sua unica compagna è la madre, Letto è un suo amico così come qualsiasi altro oggetto. Jack in questo modo è una versione “accresciuta” di un bambino normale, che carica di meraviglia e significato ogni sua attività.

Donoghue naviga splendidamente attorno a questi limiti. La voce di Jack è uno dei gli elementi più riusciti del romanzo: in lui ha inventato un narratore bambino che è uno dei più affascinanti degli ultimi anni; la sua voce è così penetrante che riuscivo a sentirlo chiacchierare durante tutto il giorno quando non stavo leggendo il libro. Donoghue trasforma il linguaggio per evocare la dolcezza dell’apprendimento di un bambino senza renderlo timido o eccessivamente carino; Jack è adorabile semplicemente perché è adorabile.

Attraverso il dialogo e indizi creati sapientemente e catturati “origliando” delle conversazioni , Donoghue ci introduce nel mondo di Jack senza usare maniere forti o una esposizione pesante. Il lettore impara mentre Jack impara e spesso noi apprendiamo ben più di quello che lui riesce ad afferrare, ma così come succede nella maggior parte dei libri narrati dai bambini, il divario tra la sua comprensione e la nostra è un territorio pieno di potente emotività.

L’ingenuità della Donoghue si libra nell’aria mentre anima lo spazio fisico del romanzo attraverso i rituali dei personaggi; corrono intorno ad una pista fatta in casa; guardano la TV, ma non troppo perché rovina i nostri cervelli; mettono insieme dei gusci d’uovo con un ago per fare una specie di serpente. Libri e giocattoli vengono trattati come l’oro. Un lecca-lecca è una rivelazione.

Nonostante io odi rivelare i tratti principali delle trame dei libri, alcuni credo sia necessario rivelarli per parlare di questo libro e quindi vediamo che improvvisamente la storia ci rivela che Stanza è in realtà una prigione, con un cattivo che la tiene chiusa a chiave e che Ma (come Jack chiama la madre) viene trattenuta contro la sua volontà.

Si fa strada un’intensa claustrofobia: quello che sembrava un assurdo monastero per madre-bambino è ora la torre di Raperonzolo o il rifugio di Anna Frank o una storia sentita al notiziario su un bambino rapito che vive in una prigione nascosta. Jack, stranamente non si sente in trappola; il fatto che i due vivano nella Stanza contro la volontà di sua madre non è qualcosa che il figlio conosca esattamente e questo contrasto crea le maggiori crepe e complessità nel libro: Stanza è sia una prigione che un riparo.

Emma Donoghue

Emma Donoghue

Una volta che si viene a conoscenza del fatto che Ma non vuole restare lì, l’attenta e scrupolosa struttura delle giornate dei personaggi acquista un nuovo tenore. Il fatto che Ma riesca ad impegnare e interessare un un ragazzino vivace e brillante mentre sopporta la disperazione della loro situazione, la rende una figura eroica.
Quando più avanti nel libro qualcuno afferma quanto sia tipico del nostro tempo, dominato dagli oggetti, riuscire a fare molto con così poco, Ma è inorridita e noi anche siamo inorriditi anche se siamo affascinati dal suo modo di affrontare la situazione – nello stesso modo in cui siamo colpiti dal coraggio di Anna Frank – e meravigliati dalla sua capacità di adattamento.

Jack non ha bisogno di adattarsi; questa è la sua normalità. La Stanza funziona come un grande grembo, lo spazio in svariati modi è una estensione reale del corpo della madre, un’area circoscritta di totale intimità e cura. Per il momento è un paradiso per il bambino ma se dovesse crescere lì dentro sarebbe il suo incubo. A 5 anni Jack ha in un certo senso un ritardo dello sviluppo, dato che vive ancora completamente in simbiosi con sua madre. “Forse sono un essere umano” pensa “ma sono anche io-e-Ma“.

Questo ci porta alla parte del libro con cui ho dovuto lottare un po’. Molto presto vediamo che Ma allatta al seno suo figlio. Il libro si apre con il suo compleanno e lei prova con un po’ di esitazione a svezzarlo, ma lui ama questa connessione intima con il corpo di sua madre così come ama le pareti e gli oggetti e le routine della Stanza. C’è una leggera sensazione di disagio nel lettore qui, ed è una sensazione buona e interessante. La Stanza è un santuario per Jack ma dove sono le linee, i legami tra madre e figlio? Quando la sicurezza va ben oltre questo?

Alla fine il libro prende una svolta; vi anticipo solo che altri personaggi entreranno e che il mondo si stenderà oltre l’ambiente originario. Lo sviluppo è emozionante e in alcuni momenti straziante. Ma quell’oscura sensazione di disagio riguardo all’allattamento al seno diminuisce. Quando a Ma viene chiesto un paio di volte di parlare di questo argomento, lei si rivolge ai suoi interlocutori con rabbia. E’ una figura che suscita simpatia e le sue scelte nella sua situazione sono credibili, perfino comprensibili ma, umiliando gli interlocutori, la Donoghue blocca anche il lettore che potrebbe stupirsi per lo stesso motivo.

Io mi sono fidata e ho apprezzato questa sensazione di disagio e ho voluto continuare a sentirla ancora per vedere la Donoghue andare ancor più in profondità in quel sudicio e disordinato territorio di crescita. Quando Ma prende dei provvedimenti che finiscono con il chiarire alcune di queste domande, ho trovato la sua scelta sorprendente, perfino sconcertante; non è rivolta unicamente verso questo problema, quindi non riguardava concretamente il suo di allattamento, ma l’allattamento in generale, come simbolo efficace di quel legame primitivo tra madre e figlio, un legame che deve evolvere nel tempo. La claustrofobia, la zona vaga e spesso complicata che sta tra intimità e autonomia viene riconosciuta ma attraversata velocemente per poter poi affrontare le gioie e le paure del mondo esterno.

C’è molto da affrontare, il vivido mondo esterno è una risorsa enorme e gratificante, e gli occhi di Jack trasformano la quotidianità. E’ fortificante vederlo imparare ed è straordinario il modo in cui la Donoghue rivela le conseguenze della Stanza attraverso la sua attenzione ai dettagli. Ma in un mondo in cui letto è Letto e fuori è Fuori, pensavo che l’ansia sarebbe stata Ansia o qualcosa di molto difficile da risolvere. Parte del fascino di Jack è data dal suo essere bambino in un modo superiore alla norma e se la sua capacità di meravigliarsi è 10 volte maggiore, allo stesso modo avrebbero dovuto esserlo i risultati delle sue lotte e regressioni interiori.

Ma queste sono obiezioni dovute al fatto che la bellezza del libro raggiunge livelli molto alti. Nel complesso la Donoghue regge fino alla fine con Stanza, letto, armadio, specchio e conduce la sua storia ad un finale potente che è anche quello più giusto. Questo è davvero un romanzo memorabile, un romanzo che può essere letto attraverso una miriade di lenti diverse: psicologica, sociologica, politica. Presenta un modo decisamente unico di parlare dell’amore, attraverso uno sguardo fresco e ed esuberante sul mondo in cui viviamo.

(fonte)

Incipit

Regali

Oggi ho cinque anni. Ieri sera quando sono andato a dormire dentro Armadio ne avevo quattro, ma adesso che mi sono svegliato su Letto, al buio, abracadabra: ne ho compiuti cinque. Prima ancora ne avevo tre, poi due, poi uno, poi zero. “Sono mai andato sotto zero?”
“Eh?” Ma’ si stiracchia tutta.
“Lassù in Cielo avevo meno un anno, meno due, meno tre?”
“No, no, il conto è cominciato solo quando sei atterrato qui.”
“Da Lucernario”. Eri tanto triste fino a quando sono capitato nella tua pancia.”
“Proprio così.” Ma’ si sporge da Letto per accendere Lampada, che in un attimo, “ssh”, illumina tutto.

Dove trovare il libro online?

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Room (LIBRO in lingua inglese)

Room (FILM, in DVD o blu-ray)


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1 commento per “Stanza, letto, armadio, specchio”

  1. La trasposizione cinematografica di ROOM consegna l’OSCAR alla sua protagonista nel 2016: Brie Larson!
    🙂

    Molti di voi non sanno ancora esattamente chi sia Brie Larson, perché Room – il film che le ha fatto aggiudicare l’Oscar – arriverà da noi giovedì 3 marzo, con un’uscita programmata proprio in vista dell’Oscar.
    (…)
    Dopo aver vinto il Golden Globe, il Bafta e lo Screen Actors Guid, forse un po’ se lo aspettava, ma questo non ha certo reso minore la su emozione mentre Eddie Redmayne annunciava la sua vittoria.

    «Ringrazio Lenny Abrahmson che è stato davvero incredibile ed Emma Donoghue per aver creato questo mondo. (…)».

    La giovane attrice 27enne ha fatto molta fatica prima di arrivare al successo (…)
    Room racconta la storia di una ragazza rapita a 17 anni e tenuta prigioniera in un capanno in giardino da un uomo che la abusa regolarmente e da cui ha avuto un figlio che nel film ha ormai 5 anni, una storia commovente e spiazzante che non può lasciare nessuno indifferente, supportata da due interpretazioni incredibili che uscirà giovedì.

    fonte:bestmovie.it/news/oscar-2016-brie-larson-da-sconosciuta-alla-consacrazione-per-room-video/449979/

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